Angelo Annunciante

Angelo Annunciante

Attribuito a maestranza toscana

Sec. XIV, prima metà

Cm 147x45x35

L’opera, in legno di pioppo, fu resa nota da Carlo Lodovico Ragghianti nel 1908.

Nel 1909 fu proposto alla parrocchia di cedere la scultura al Museo nazionale del Bargello, in cambio di restauri al campanile, ma la comunità rifiutò.

Nel 1918 la scultura venne inviata a Firenze per il restauro. La scultura tornò a San Cassiano nel giugno del 1920.

Durante questo primo restauro furono, con molta probabilità, aggiunte le integrazioni in stucco e legno; particolarmente invasiva l’integrazione nel panneggio dell’avambraccio destro dell’Angelo.

L’opera fu restaurata una seconda volta tra il 1994 e il 1995. L’intervento permise di risalire al colore originario: veste rossa con decorazioni azzurre, nere e oro, e un mantello bianco con bordi dorati.

I capelli erano dorati.

L’Angelo si conserva pressoché integro ad eccezione delle ali e delle dita della mano destra.

L’ opera è da vedere perché:

è stata definita il primo esempio toscano sul quale si riflette l’ideale di bellezza del “dolce sorriso” francese.

Questo “sorriso”, tratto distintivo della scultura gotica francese, spesso citato come “sourire de Reims” è un sorriso fugace, che “increspa appena le labbra chiuse”.

Per approfondire:

Curiosità sull’Angelo, la tecnica costruttiva

Bibliografia:

M. Seidel, La scoperta del sorriso. Vie di diffusione del gotico francese (Italia centrale, 1313-1325), in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, 51. 2007 (2008), pp. 46-49.